Beccalossi despre Inter Platini Milano noaptea își dorește să fie amintit ca un adevărat

L’ultima intervista alla Rosea dell’ex stella nerazzurra: “Ero ingestibile, ma spontaneo. Portavo i capelli lunghi per proteggermi. I nerazzurri la squadra di sempre”Evaristo Beccalossi qualche anno fa. GettyRipubblichiamo integralmente l’ultima intervista alla Gazzetta dello Sport di Evaristo Beccalossi, scomparso il 6 maggio a 69 anni, e realizzata il 9 agosto 2023. 
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Becca, da dove partiamo? “Dalle sigarette. Arrivai a Milano a 22 anni da Brescia, andai subito in piazza Duomo, accesi la Marlboro rossa, chiusi gli occhi e me la gustai. Era cambiato tutto”. Evaristo Beccalossi ci porta a fare un giro in un calcio che non c’è più e che, però, ha fatto amare ai ragazzi dell’Under 19 che hanno vinto l’Europeo. Lui era il capo delegazione, ma soprattutto il confidente, l’amico che non t’aspetti, il consigliere che non vuole dare consigli ma solo aprirti gli occhi e farti vedere le cose da un altro punto di vista. Il suo. Becca ci aspetta in quello che chiama “ufficio”: ristorante Totò, periferia milanese, non lontano da San Siro. Non è strano che “l’ufficio” sia un posto pubblico: Evaristo ama la gente, la gente ama lui. Decidete voi in quale categoria calcistica inserirlo. Di sicuro è un mito e non solo per il pezzo teatrale di Paolo Rossi. Becca è un mito perché a 67 anni non è cambiato e perché ha usato il talento per divertirsi a modo suo.Evaristo, lei era davvero ingestibile?”Sì. Ed ero spontaneo. Portavo i capelli lunghi per proteggermi, come fossero uno scudo o una corazza, anche se non mi piacevano perché somigliavo a Branduardi e Cocciante. Arrivai all’Inter e avrei preso l’8. Mi diedero il 10, che tre anni fa mia figlia Nagaja mi ha fatto tatuare sul braccio. Pensai a Mazzola, Suarez, Corso. Cosa c’entravo io con loro? La Gazzetta fece un inserto, ce l’ho ancora a casa: in copertina io e Platini, il mancino e il destro. Cosa c’entravo io con Michel? Ma contro la Juve davo il massimo ancor più che contro il Milan. Non sapevo mai come avrei giocato: arrivavo a San Siro carico e non toccavo palla, ero reduce da una settimana di serate e facevo solo numeri. Ero così. Gli psicologi dicono che sono pericoloso quando ho tutto sotto controllo. Ma se tornassi indietro non cambierei nulla. Io voglio morire ingestibile”.Ma si allenava?”Insomma… Un allenamento vero a settimana. Il martedì recuperavo dalle botte, il mercoledì ci davo dentro, il giovedì dipendeva, il venerdì mi sdraiavo sul lettino del massaggiatore Dellacasa con sigarette e Gazzetta e tiravo sera, il sabato provavo le palle inattive. Fumavo un pacchetto al giorno, bevevo una decina di caffè, ma i compagni mi accettavano così com’ero”.Niente regole?”Le mie. La sera, Milano era bellissima. Cenavo tardi, poi andavo in giro, finivo al Derby o in altri locali. Sui navigli cercavo posti dove suonavano musica in dialetto. La mattina d 

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