Stroppa despre Venezia ca Sinner și dorința de a muri în jumătatea de atac

Il tecnico ha centrato la seconda promozione in A consecutiva: “Il gioco è la cosa che più mi rende orgoglioso. Stankovic, Doumbia e gli altri gioielli? La Serie A sarà la loro vera vetrina, se vanno già in una big aspetto un bonifico…”Non sa più come fare a dirlo, o a dimostrarlo. In un calcio italiano che continua a dibattere tra allenatori giochisti e risultatisti, Giovanni Stroppa ha presentato l’ennesima tesi di laurea per spiegare che le due cose possono convivere benissimo. Titolo: Venezia 2025-26, una promozione dominando in campo. Ricalca quelle precedenti: Crotone 2019-20, Monza 2021-22 e Cremonese 2024-25. “Ma io ci metto anche Foggia 2016-17, dalla C alla B”. Chissà se l’ultima lo farà scendere dall’ascensore e gli darà il posto fisso in Serie A.Un secondo posto e due playoff: stavolta potrebbe arrivare primo. Così sarà la più bella? “Di sicuro è stata esaltante, da protagonista per il gioco proposto, dominando le partite. Rispetto alle altre tre promozioni, stavolta siamo stati davanti per mesi (da gennaio, ndr.). Credo di essere stato coerente con quello che avevo detto all’inizio: per qualità è una squadra superiore alle altre, lo pensavo quando eravamo quinti o sesti ma vedevo prestazioni di altissimo livello”.Giovanni StroppaAllenatoreNato nel ’68, col Milan ha vinto una Coppa Campioni e 2 Intercontinentali. Ha allenato Crotone, Foggia, Monza, Cremonese.Cos’hanno in comune le quattro promozioni? “Ci sono nomi e cognomi… Devo essere presuntuoso, ma dico che il gioco è sempre stato lo stesso, vista l’identità delle squadre. Quasi mi dispiace che sia finita, perché giochiamo a memoria: potrei anche non sedermi in panchina. Così era anche a Foggia, o nella Cremonese che ha perso la finale playoff proprio a Venezia. L’idea di gioco è sempre quella”.È il settimo tecnico a vincere la B due volte di fila. “Noi allenatori siamo scelti, ma poi la decisione di accettare una squadra è nostra. Essere rimasto a Cremona un anno fa mi dava quella certezza, anche se non tutti lo credevano. Sono venuto a Venezia perché Pippo Antonelli (dg del club, ndr.) mi ha massacrato: ho detto sì solo se avesse mantenuto la squadra che era scesa dalla A. E così è stato”.Un binomio vincente, un feeling nato a Monza. “Ci intendiamo al volo, basta uno sguardo: è il dirigente perfetto. Trasmette serenità. Così tutti lavorano senza tensioni ma a tremila all’ora”.Il suo calcio è fatto di possesso, di dominio, di proposta: perché è raro vederlo in Italia? “Io l’ho sempre fatto, lo dovete chiedere agli altri. Se si può scegliere come morire, io voglio morire nella metà campo avversaria, giocando. E poi ci vogliono i giocatori, e così facendo si vince”.Siete il miglior attacco e la seconda miglior difesa: cosa la rende più orgoglioso? “Il gioco espresso”. Il primo giorno c’era subito grande entusiasmo, tutti non vedevano l’ora di ricominciare. L’ho capito guardando negli occhi i ragazzi, nessuno era  

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